lunedì 29 luglio 2013

La crisi della mobilità pubblica

Buongiorno, siamo in crisi! Non solo #Atac, ma tutta la mobilità pubblica è allo sbando, tagli al personale, mezzi fatiscenti (eufemismo!) aumento incontrollato dei biglietti (tanto non lo paga nessuno...) - Ma tranquilli la nostra cara Atac è quella messa peggio...


Infografica - Trasporto pubblico: confronto tra città (fonte: Corriere.it)



Conti in rosso, tagli e fallimenti : il dissesto del trasporto locale Tre società in bancarotta. Al fondo nazionale mancano 1,5 miliardi. E 1 passeggero su 5 non paga

ROMA - Le società del trasporto pubblico locale sono sull'orlo del precipizio. Dal 2010 hanno perso mezzo miliardo all'anno di finanziamenti, e ormai molte di loro sono al limite della sopravvivenza, con bilanci dissestati, debiti da appianare, servizi a singhiozzo, carrozzoni di personale difficile da ricollocare, indagini giudiziarie che le lambiscono o le travolgono. Tre società sono già fallite, in Campania. E l'Atac, l'azienda controllata dal Comune di Roma, travolta da 744 milioni di debiti, e con alle spalle uno scandalo con 8 indagati per 49 assunzioni sospette, ha il 40% degli autobus fermi. Ma una mossa devono darsela anche tutti gli altri.

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I NODI VENGONO AL PETTINE- «Il trasporto pubblico locale è in ginocchio: il 41% delle aziende ha i conti in rosso, rispetto al 32% del 2009, e il trend è in continuo aumento», sottolinea Marcello Panettoni, il presidente di Asstra, che raccoglie le società pubbliche di tpl, quelle che garantiscono il 95% del trasporto urbano ed il 75% del trasporto regionale e extraurbano. E allora si taglia il personale, che rappresenta il 60% dei costi (-2,46% la forza lavoro), si alzano i costi dei biglietti (+10,5%) (Atac 50% n.r.b.) , crollano i passeggeri (-16%), e peggiora il servizio: con autobus vecchi in media 12 anni, costi più alti di manutenzione e crollo degli investimenti (da oltre 2,3 miliardi nel periodo 97-2001 ai 110 milioni del periodo 2012-2015), le nostre grandi città sono ultime in Europa. La crisi non aiuta: gli evasori, nella media nazionale al 19%, raggiungono picchi a Napoli (33%) e Palermo (50%). Senza dimenticare lo stallo sul contratto di lavoro, scaduto sei anni fa: le trattative si trascinano, di sciopero in sciopero.

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