sabato 15 luglio 2017

Treno della Tuscia, appello a Zingaretti

Metti insieme un treno degli anni '30 e i paesaggi ricchi di storia e di bellezza della Tuscia e a nord di Roma. Il risultato potrebbe essere quello di uno slancio al turismo della zona, strizzando l'occhio alla sostenibilità e coinvolgendo persino gli amanti delle biciclette, tanto "bistrattati" dalla mobilità di Capitale e dintorni. 



È questa l'idea portata avanti ormai da anni dai cittadini di alcune associazioni (il comitato TSRL - Trasporti Storici di Roma e Lazio, in collaborazione con l’associazione TrasportiAmo e con la Società Cooperativa onlus ARS – Advanced Roma Service) e che vede il benestare - se non proprio l'entusiasmo - di molti protagonisti dei territori coinvolti. Un progetto lanciato in questi giorni anche con una lettera al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti nonché alle associazioni e ai Comuni attraversati dalla linea Roma-Civita Castellana – Viterbo. 

"Oltre ad essere sostenitori della mobilità sostenibile, siamo anche promotori del turismo ferroviario, soprattutto quello fatto con materiale rotabile storico. Quest'ultimo nel Lazio non ha trovato dimensione, contrariamente a quanto avviene in altre regioni, e dire che di linee che si prestano ce ne sono, ad esempio la ferrovia ex concessa Roma - Civita Castellana - Viterbo meglio conosciuta come Roma Nord", spiega Eligio Scatolini, presidente dell'associazione Trasportiamo. "Ha ancora materiale rotabile storico che con poche risorse potrebbe essere reso di nuovo operativo". 

Un treno storico, fatto di carrozze storiche, per rilanciare un turismo ecosostenibile

L'idea piace agli enti locali. Per tante ragioni. A cominciare da quelle dei pendolari, ad esempio: "Già sappiamo che sarà una strada tutta in salita, visto che attualmente il servizio di linea fa semplicemente pena", spiega Tommaso Rosica, vice presidente del Comitato Pendolari RomaNord. "Con soppressioni sull'orario ridotto, furti nei parcheggi di scambio romani e mancati investimenti nel materiale rotabile”. In questo contesto, il Treno della Tuscia potrebbe essere una nota positiva, un'impostazione seguita già da altri territori. "Basta ricordare altre realtà come la Toscana e la ferrovia passante per Roccaraso".

"Il treno della Sila è un treno a vapore. Perché non possiamo anche noi avere il treno storico della Tuscia?", aggiunge David Nicodemi dal comitato TSRL. "Sta funzionando nelle altre regioni come il Veneto e la Calabria. E noi vorremmo fare la stessa cosa". Ovvero un “viaggio su vetture originali degli anni 30” attraverso la Regione Lazio, per “riscoprire i territori, riunire realtà locali e appassionati”.

L’ultimo treno della Tuscia ha circolato nel 2007 in occasione dei 75 anni della ferrovia Roma-Viterbo, "grazie alla sensibilità dell'allora presidente di Met.Ro. Stefano Bianchi. Lo vogliamo ripristinare. Può essere un volano per l’economia e il turismo", aggiunge David. “Il progetto va avanti da cinque anni. Lo abbiamo portato avanti prima come associazione, poi abbiamo costituito questo Comitato TSRL che racchiude le realtà romane e laziali dei ferroamatori. E abbiamo cominciato a interloquire con la Regione, proprietaria del materiale rotabile e dell’infrastruttura della Roma-Viterbo".

 [La gestione, invece, è affidata dell’Atac. Che viene raccontata come "restia davanti a questo progetto". L'azienda ha avviato il processo di demolizione per i rotabili storici che interessano la tratta della prima fornitura della Roma-Viterbo", spiega ancora Nicodemi. "Ha mantenuto 4 carrozze ricoverate a Viterbo, in teoria per il progetto del Treno della Tuscia. Peccato che si tratti di 4 carrozze che tecnicamente non possono marciare insieme, sono tecnicamente incompatibili. Abbiamo chiesto di sostituire due di quelle vetture in modo che siano compatibili. Senza, il treno della Tuscia non si può fare". E l'operazione, assicurano dal comitato, sarebbe per Atac a costo zero: "Non devono investire nulla, devono solo sostituire due vetture. Il comitato si sta muovendo per recuperare risorse attraverso una cooperativa. Non vengono certamente toccati soldi destinati al trasporto pubblico", conclude David Nicodemi. 

Ora la palla passa a Zingaretti

"La regione può sbloccare il progetto. Serve la volontà". Certo è che l'idea, sul territorio, non dispiace. Il Treno Storico della Tuscia permetterebbe "una maggiore valorizzazione dell’immensa ricchezza del Patrimonio culturale e ambientale delle nostre Comunità, legata indissolubilmente alla linea ferroviaria", aggiunge Valentina Pini, sindaca di Sant’Oreste e vice-presidente dell’Unione dei Comuni Valle del Tevere - Soratte. "Scopo dell'iniziativa è riscoprire le bellezze del territorio tra i più ricchi sotto il profilo naturalistico  paesaggistico e archeologico attraverso il treno", dice Mita Carmelita di Legambiente di Castelnuovo di Porto. "Non solo pendolarismo quindi, ma anche un turismo sostenibile che può portare alla valorizzazione dei molti borghi e paesaggi che abbiamo. È di questi giorni il riconoscimento dei faggeti del Cimino nella lista patrimonio Unesco e il comune Soriano è tra le stazioni della liena ferroviaria".

Il progetto "non è importante solamente in termini di promozione del patrimonio culturale, ambientale e gastronomico ma contribuisce a rafforzarne il ruolo di elemento identitario dell'intero territorio”, commenta Stefano Pucci, che a Rignano Flaminio è assessore alle attività produttive, ambiente e territorio. E secondo Attilio Grimaldi, autore del libro “Destinazione Viterbo” – la RomaNord dalle origini al 1945", "se si riesce a comprendere come un vecchio treno alla stregua di un antico manoscritto rappresenta una testimonianza assolutamente indispensabile da non disperdere ma da valorizzare per entrare ancora di più nella quotidianità delle persone che se ne sono servite all'epoca, avremo senz'altro fatto un passo deciso in avanti nella direzione di una ritrovata civiltà e di un recupero fondamentale della memoria storica”.




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