mercoledì 24 maggio 2017

Il ritorno di Ratp

"Ci hanno escluso senza ragione per favorire FS" Così un dirigente di Ratp parlando della Regione Lazio - Devo dire che nel corso degli anni un minimo dubbio mi era venuto, ma io sono un povero cialtrone - L'intervista è da leggere con estrema attenzione per capire a che punto è la notte...



«Ora qualunque cosa chiederanno, diremo sì. Vogliono tenersi i treni vecchi? Lasceremo quelli che ci sono, senza mettere i 17 nuovi convogli che avevamo previsto. Vogliono costruire le banchinette inutili? Faremo le banchinette inutili. Desiderano che la Roma-Lido non diventi in una metropolitana? La lasceremo una linea regionale. Naturalmente se ne dovranno poi assumere tutte le responsabilità con i cittadini romani». 
 
A parlare, chiedendo l’anonimato, è un (soddisfatto) dirigente di Ratp, la società francese che ha appena vinto il primo dei tre ricorsi presentati al Tar contro la bocciatura da parte di Regione Lazio del project financing finalizzato all’ammodernamento della linea Roma-Lido.
 
Business Insider ha raccontato questa intricata vicenda, ma un riassuntino è necessario: la Roma-Lido è la ferrovia regionale che grazie alla dissennata gestione di Atac si fregia da anni del poco invidiabile titolo di peggiore linea d’Italia.
 
Per trasformarla in una metropolitana moderna, per due anni Ratp e Regione Lazio hanno lavorato a un project financing da 447 milioni (180 messi dallo Stato e già stanziati dal Cipe, il resto dai francesi), che prevedeva il totale rifacimento dell’infrastruttura, la creazione di 10 nuove stazioni, l’arrivo di 17 nuovi treni e l’adozione del sistema di segnalamento “CBTC” in grado di far scendere le attese tra un convoglio e l’altro a 90 secondi. In cambio Ratp avrebbe avuto la gestione della Roma-Lido per 25 anni.
 
Quando ormai sembrava tutto pronto e mancava solo la firma al piano, la giunta Zingaretti cambia improvvisamente idea e il 13 dicembre 2016 prolunga senza gara per altri tre anni il Contratto di servizio (da 85 milioni l’anno) ad Atac, suscitando le ire dell’Antitrust che censura sonoramente la scelta. Non solo, con una decisione che diventerà oggetto di un secondo ricorso al Tar, cambia anche i contenuti del vecchio contratto, affidando la manutenzione – originariamente in capo ad Atac – a RFI, società di Ferrovie dello Stato. In pratica, prolunga un contratto in essere, ma ne affida una parte a un soggetto che non figurava nel testo originario.
 
Per giustificare la porta sbattuta in faccia ai Francesi, Regione Lazio li accusa di non aver risposto ad alcune richieste di modifica al progetto da lei presentate e adduce ragioni di economicità. Il piano di Rfi è finanziariamente più vantaggioso di quello di Ratp.
 
Ma le cose stanne veramente così?
 
Iniziamo dalla questione delle mancate risposte: la tesi della giunta Zingaretti è che Ratp avrebbe trattato per due anni con un partner pubblico e, in procinto di chiudere il contratto, sarebbe sparita, senza rispondere né positivamente, né negativamente ai desiderata del “cliente”.
 
«Se è così, perché non hanno mai mostrato un documento ufficiale e protocollato che riporta tali richieste ai giudici?», sfida il manager francese, «In realtà, noi non abbiamo mai ricevuto nulla! Veramente si potrebbe credere che siamo tanto autolesionisti…? Ma se siamo stati costretti a rivolgerci al Tar per continuare a trattare con la Regione!».
 
Il 12 maggio il Tar ha dato ragione a Ratp e ha annullato il provvedimento che dava per morto il piano.
 
Scrivono i giudici:
“(…) il progetto in controversia, pure sviscerato minutamente nel corso di un biennio senza che venissero formulate le richieste di modifica nel dettaglio poi emerse in sede di provvedimento finale, o che queste fossero state rifiutate, è stato analizzato criticamente in sede collegiale dalle amministrazioni coinvolte, in assenza di alcun confronto con il soggetto proponente, circostanza, quest’ultima, di cui la ricorrente, peraltro, si lamenta senza smentita”.
E ancora: 
“Ciò che rileva, invece, nella fattispecie in esame è che alla parte ricorrente (cioè a Ratp, ndr) non sono state contestate le criticità in punto fattibilità tecnica ed economica mediante richieste di modifica nelle parti emerse in sede di conclusione del procedimento valutativo, mentre un’articolata richiesta in tal senso avrebbe permesso alla proponente di valutare se risolvere le incoerenze evidenziate, attesa la disponibilità, costantemente manifestata, a realizzare la progettazione dell’infrastruttura”.
Ma, soprattutto, il Tribunale amministrativo ha ordinato di riaprire le trattative:
“Le superiori considerazioni, comportano, pertanto, l’accoglimento del primo motivo di ricorso, con salvezza, peraltro, della successive fasi procedimentali che la Regione avrà cura di porre in essere, al fine di consentire alla parte ricorrente di interloquire in merito alle criticità esposte nel provvedimento impugnato; atteso che l’annullamento del provvedimento impugnato comporta la riattivazione del procedimento per la valutazione di fattibilità della proposta in controversia”.
Business Insider ha chiesto all’assessore regionale alle Infrastrutture e Trasporti del Lazio, Michele Civita, di raccontarci la “sua versione” e un commento sulla sentenza, ma questi ha preferito rimandare ogni dichiarazione a quando i legali avranno finito di esaminarla. Nel comunicato stampa rilasciato a seguito del verdetto, comunque, la Regione ha voluto sottolineare il rifiuto del Tar al risarcimento chiesto da Ratp.

Continua…

 

3 commenti :

Anonimo ha detto...

Che vergogna........

Anonimo ha detto...

Ma non esiste una autorità che possa intervenire e punire questi abusi?

Anonimo ha detto...

La cosa peggiore è che sono 3 anni e non se ne è fatto nulla e che RFI dice di non saperne nulla; quindi tutto fumo e niente arrosto. Che scandalo

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