giovedì 4 maggio 2017

Il ripetitivo ed incostante viaggiatore d’acciaio

Prendete appunti e pensateci ogni volta che ci salite sopra: La Roma-Lido è un ripetitivo ed incostante viaggiatore d’acciaio che trasporta tutti i giorni vite - E’ una carcassa vecchia. Rumorosa. Arranca sui binari metro dopo metro, trasportando volti contriti e smarriti. - Ogni vagone è gonfio di Tag, dei tatuaggi per giganti di ferro - Dentro al vagone… sembra di stare in film splatter. Tipo Trainspotting... - Se tocchi qualcosa lì dentro, vieni contagiato da una sensazione di sudiciume. La stessa aria che respiri sembra essere più sporca, più umida...
 
 

Di: Il Protagonista

Sulla banchina ventosa arriva il sibilare metallico d’un vecchio treno. Ripetitivo ed incostante viaggiatore d’acciaio che trasporta tutti i giorni vite. Migliaia di vite.
 
Il vecchio treno per me è come un Matusalemme dei treni. Brutto quanto saggio. Oggi mi tocca quello brutto ed usurato. Quanti culi si sono seduti sul quelle sedie. Quante facce hanno visto questi vagoni. Secondo me se togli la patina di plastica messa come pavimento… Sotto trovi una struttura di legno. Si, proprio come i primi treni del Far West.
 
E’ una carcassa vecchia. Rumorosa. Arranca sui binari metro dopo metro, trasportando volti contriti e smarriti. Sagome che fanno oscillare lo sguardo tra il vuoto, opachi desideri, e lo schermo luminoso dei cellulari in cui immergono il loro presente in attesa di momenti più rosei.
 
Ogni vagone è gonfio di Tag.. dei “pezzi … proprio su tutta la sua superficie esterna. Dei tatuaggi per giganti di ferro. Alcune di loro ricoprono totalmente i vetri delle porte e delle finestre, ed impediscono ai passeggeri che si trovano dentro di poter guardare fuori. Beh, poco male… lo spettacolo fuori è assai monotono: il più delle volte si tratta di una lunga scia di macchine/processionarie completamente bloccate in una corsa contro le lumache sulla Via del Mare.

Ah, già le tag … le tag sul trenino… se c’è una cosa davvero certa, è che non ce n’è neppure una davvero bella. Le tag e le sverniciate che sono state fatte su quel treno sono davvero dei scarabocchi di merda. Già fa tutto schifo, non si potevano impegnare di più? A me piace l’idea di vedere la street art emergere. Si, mi piace. Non c’è niente di male nel desiderare comunicare con il mondo lasciando un segno su pareti grigie, fredde, che ci alienano più del dovuto… gentilmente offerto dalla civiltà. Ma c’è la street art, e poi c’è la merda. Per interderci… penso a questo:
 
 
Insomma il prezzo del biglietto è aumentato ad 1€ e 50 e mi ritrovo lo stesso servizio pidocchioso di prima.

Il mio stipendio invece è uguale a prima (beh in realtà va peggio di prima…) e anch’esso pidocchioso.

Dentro al vagone… sembra di stare in film splatter. Tipo Trainspotting per dirne una. Ha quel fascino da tossico. Se fosse un film, il regista applicherebbe un filtro giallo/grigiastro che renderebbe tutto ancora più acido e grottesco. Se tocchi qualcosa lì dentro, vieni contagiato da una sensazione di sudiciume. La stessa aria che respiri sembra essere più sporca, più umida.

Quella sensazione che hai quando sei andato in giro tutto il giorno e non ti sei mai lavato le mani. Arrivi la sera a casa, riesci a malapena a guardarle. Sono secche per la quantità di batteri che credono d’aver trovato il loro Eden. Ecco la sensazione di borderline con le sporcizia è la stessa che ti contagia se tocchi qualcosa lì dentro.

Una volta mi hanno detto che sono un ingrato. Che dovrei essere contento. Perché in fin dei conti anche se è una merda, un treno ce l’abbiamo. Resto dell’idea che le persone che dicono così sono le stesse che non lo prendono abbastanza, le stesse che poi partecipano con impaziente stress alla gara con le lumache sulla Via del Mare. Le stesse che si sono adagiate, o forse tristemente rassegnate alla loro condizione di schiavi. Per me è una grande metafora. Si una grande, grandissima metafora.

Meno di 100 anni fa l’uomo era in piazza a manifestare per i suoi diritti. Il diritto di divorziare, il diritto di abortire, di votare, il diritto di poter credere in quel che più riteneva giusto, il diritto di avere un lavoro dignitoso, il diritto ad essere trattato come un individuo, e non come un processo necessario per una buona produttività.

I nostri avi hanno lottato per ottenere dei diritti, e noi invece di lottare per ottenerne dei nuovi, arranchiamo per mantenere quelli vecchi.

E se andiamo in piazza, ci andiamo con i “club”. Gialli, rossi, neri blu. Bandierine, ramoscelli, tartarughe, rose rosse e margherite, cinque stelle, quattro gatti, mammete e tu.

E ci riusciamo pure male. Anzi direi che facciamo schifo. “We suck”, suona meglio in inglese.

Io dico: “cazzo, abbiamo un trenino obsoleto che deve trasportare più di mezzo milione di persone al giorno. Il più grosso municipio di tutta Roma. Continuano a costruire interi quartieri/loculi più o meno di lusso… dall’Infernetto a Torrino. Palazzine…palazzine… e palazzine. Ma nemmeno una strada. Urbanistica: ZERO. Incremento dei parcheggi delle stazioni: ZERO. QUANDO ARRIVO AD ACILIA CON LA MIA MACCHINA… NON C’è POSTO. SONO DOVUTO TORNARE INDIETRO PERCHé NON C’ERA POSTO! Arrivo ad Ostia antica e indovina un po’? NON C’è POSTO… però si dai facciamo altri 4 isolati di case… C’E’ QUALCOSA CHE NON VA??? NO???”

E la risposta è: “Ma come almeno c’è il trenino… meglio di niente”

E allora si, continuiamo a dire che quando c’era Sauron in treni arrivavano in orario.
 

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