venerdì 20 gennaio 2017

Addio alla Roma-Giardinetti

Roma-Centocelle Game Over - Il ministero ha dato un mese di tempo per rientrare negli standard di sicurezza - In realtà possiamo risparmiare tempo e chiuderla ad oggi, ma tant'è, ci piace soffrire...


Su Corriere della Sera

L’ultimatum è dell’Ustif del ministero: un mese per rientrare negli standard. Atac ha 13 vetture adatte, ma solo una è in servizio, le altre 12 sono ferme per usura ruote: non ci sono soldi per le riparazioni. «Ma per i dirigenti i soldi ci sono», sbottano i sindacati

Chiude la Roma-Giardinetti? Si saprà entro un mese, quando cioè Atac vedrà scadere l’ultimatum dell’Ustif (Ufficio speciale trasporti e impianti fissi del ministero dei Trasporti). Perché sulla linea un problema c’è ed è pure bello grosso: riguarda la sicurezza del personale ma finisce per toccare corde politiche interne all’azienda, oggi più che mai nella bufera per i due milioni di premi elargiti ai dirigenti a scapito di un servizio sempre più difficile da erogare e sempre più pericoloso da fruire. 

La questione della sicurezza delle vetture è nota: a seguito dell’incidente ferroviario di Andria, la scorsa estate, l’Ustif ha fissato nuovi paletti rendendo obbligatorio il doppio agente sui treni di vecchia generazione (serie 0, 100 e 400: alcune con 80 anni d’età) che non hanno un’attrezzatura all’avanguardia sul fronte sicurezza. E i rischi per i macchinisti sono altissimi, anche perché la cronaca degli ultimi anni racconta di incidenti con i tram nei percorsi cittadini. Gli addetti, infatti, sono costretti a stare in due dove c’è posto per uno solo, una scatola d’acciaio di due metri cubi il cui sportello si apre solo verso l’interno.

Con la paura di fare la fine del topo, insomma. Questo, su input sindacale, ha attivato l’Ustif ad un approfondimento che è servito al lancio dell’ultimatum e a generare una matassa di polemiche sulle scelte portate avanti dall’au Manuel Fantasia. «C’è una brutta contraddizione — dice Alessandro Neri, vice segretario Faisa Conf Ail —: da una parte si danno premi ai dirigenti che negli anni hanno fatto sprofondare Atac, mentre dall’altra non si tira fuori un euro per la sicurezza del personale e per il servizio al cittadino». Perché, in effetti, una soluzione sarebbe a portata di mano di Atac: nel parco vetture ce ne sono ben tredici di ultima generazione (si fa per dire: le 820 e 830 sono degli anni ‘70) che, seppure non rispondendo agli standard attuali, hanno montato un sistema di sicurezza che offre qualche garanzia in più.

E cioè il meccanismo di assistenza che svuota in automatico i serbatoi di sabbia per aumentare l’attrito sul binario in caso di frenata d’emergenza e che fa calare i pattini elettromagnetici per favorire l’arresto del materiale rotabile. Dispositivi che consentono il macchinista unico e quindi l’aumento della frequenza dei convogli. Quindi più spesso e più al sicuro. Ma è solo teoria.

La pratica, infatti, racconta una storia del tutto diversa: di queste tredici vetture solo una può uscire in servizio, le altre dodici sono da settimane in rimessa perché hanno le ruote usurate e Atac non trova i soldi per sostituirle anche se sulla linea Roma-Giardinetti viaggiano mediamente centomila romani al giorno. Il servizio, così, rischia di restare a terra con le vetture. «Ci rendiamo conto della difficoltà in cui versa l’azienda — ancora Neri —, ma vogliamo rispetto e dignità, non si può lavorare in condizioni disumane. Ora pretendiamo un piano di manutenzione del materiale rotabile. E pure che l’azienda dia i tempi impegnandosi con lavoratori e cittadini ad usare bene i soldi pubblici».



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