lunedì 26 dicembre 2016

Atac: Un drammatico cambio di rotta?

Stiamo tornando indietro nel tempo? Parrebbe di si. Questo articolo del Corriere della Sera racconta di un brutto passo indietro nel (dis)servizio quotidiano fornito da Atac. Ma sarà vero? Lo scopriremo col tempo, intanto iniziamo a vedere quello che sarebbe successo il 20 dicembre.




Da Il Post

Il 20 dicembre è stato raggiunto un nuovo accordo tra l’ATAC, la società comunale che gestisce i trasporti pubblici di Roma, e i sindacati, per mettere fine ai conflitti con i dipendenti iniziati nel luglio del 2015, quando la metropolitana e la linea ferroviaria Roma-Lido cominciarono a funzionare peggio del solito a causa di uno “sciopero bianco“, cioè non annunciato né autorizzato.

Per via delle proteste l’allora sindaco Ignazio Marino aveva rimosso il consiglio di amministrazione dell’ATAC. In questi mesi i dipendenti di ATAC hanno protestato contro l’accordo precedente, che aveva aumentato le ore settimanali e reso obbligatorio l’uso di un badge per certificare l’orario di arrivo sul lavoro.

Un articolo sul Corriere della Sera spiega i termini del nuovo accordo, che non risolve i problemi di debiti di ATAC e anzi potrebbe aggravarli: i dipendenti potranno lavorare meno ore (736 all’anno, contro le 1.100 dei lavoratori della metropolitana di Milano e le 950 di quella di Napoli), non dovranno usare il badge e potranno usufruire di una costosa corsa speciale della metro riservata a chi finisce il turno, che riduce i tempi da poter utilizzare per la manutenzione della rete e dei treni.

Qualche giorno fa l’assessore all’Urbanistica di Roma, Paolo Berdini, aveva detto che senza un intervento di manutenzione straordinaria la metropolitana di Roma rischia di chiudere in primavera, ma quell’intervento dovrebbe pagarlo lo Stato e non il comune di Roma. Pier Maran, assessore all’Urbanistica di Milano, ha commentato la notizia così: «I fondi per trasporto pubblico a livello nazionale non bastano anche perché qualcuno li spreca togliendoli agli altri. Atac solita vergogna».

Per approfondire leggi l'articolo del Corriere della Sera


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