giovedì 14 aprile 2016

Studiare in centro ed essere pendolare...



Dal Blog: Diario di un’innamorata in trasferta di Sara 

Studiare al centro di Roma ha senza dubbio il suo fascino. Per me, che vengo da poco fuori il raccordo anulare, entrare in metro quando fuori si vedono ancora i rimasugli della campagna ostiense e uscirne trovandomi a due passi da Piazza del Popolo, sembra sempre di aver percorso chissà quale distanza, geografica e storica, mentre sono solo 20km.

Ebbene dopo 3 anni di andirivieni in tutte le condizioni metereologiche, ho stilato una lista di arricchimenti socio-culturali a cui, solo chi studia in quel preciso punto di Roma, può aspirare:

Testare l’(in)efficienza dei trasporti urbani.

  1. Si, perché, se arrivi alla stazione e riesci a salir....incastrarti sul primo trenino che passa senza un arto che penzola dalle porte, che, oltretutto, è arrivato proprio mentre tu stai scendendo le scale per raggiungere la banchina, allora questo significa che arriverai in orario a lezione. Mai verificato.
  2. Se sei riuscito, dopo aver fatto passare (multipli di) minimo due treni, accumulando quindi un ritardo di circa mezz’ora, a salire sul suddetto treno, a non incorrere nel fenomeno del “Fermati e aspetta” anche detto “Un..due..tre….STELLA!” (pratica nella quale i macchinisti della roma-lido potrebbero concorrere alle olimpiadi!) che consiste nel FERMARSI esattamente a METÀ tra una fermata e l’altra e aspettare chissà quale segnale divino, ripartire e rifermarsi qualche metro più avanti, con conseguente ulteriore accumulo di ritardo, circa 5-10 minuti. Mai verificato.
  3. Se, arrivi a piramide e lo schermo sostiene con fierezza che il prossimo treno in direzione Rebibbia passerà tra un minuto (e tu dentro godi come una marmotta) ma, poi, ne passano 5 e ancora non senti neanche le scariche elettriche sui fili. Sempre verificato.
  4. Durante i numerosi scioperi riesci a constatare la serietà e la coerenza del loro manifestare, quando, distrutto da una giornata di lezioni e spossato da tutta la tiritera subìta all’andata (vedi punti 1-2-3) ti ritrovi a tirare un sospiro di sollievo mentre scendi 8mila leghe sottoterra per raggiungere la metro e……..sbatti il muso sui cancelli sbarrati! (e non vi racconto di quella volta che da Flaminio sono tornata  A PIEDI fino a Piramide….sono clemente!). Sempre verificato.

Testare la cultura antropologica.

  1. Quando sali ti incastri in metro, andando ad occupare, per osmosi, tutte quelle zone vuote che si creano tra una persona e l’altra, occupandole con eventuali: gambe (aperte ad angoli non inferiori a 80), braccia (che se ti vedessero senza gente intorno sembreresti un ausiliario del traffico), testa (che, se te dice culo, potrai adagiare placidamente sulla schiena di qualche omaccione+bomber che non noterà la differenza di pressione, dato lo schiacciamento circostante) ma, in casi meno fortunati, finirà sotto l’ascella di qualche muratore che odora di vino in brik già di prima mattina! Sempre verificato.
  2. Quando arrivi in banchina e accanto a te ci sono dalle 3 alle 6 adolescenti vestite fluo (ma rigorosamente con la Vuitton all’avambraccio) che continuano a strillare da una parte all’altra dei binari, attirando la circostante attenzione, al restante gruppo di truzze: “Amoooooòòòò! Guarda che alla fine je l’ho data a Tizziooooooooo!“. E l’altra: “Ma che dàvéro!?! E quànnno?“, “Mà prima, àr bagno dààà stàzzzione!!!ashuashhuaaaaaaah!!“, “Embè e t’è piaciuto!?!?!?“, “Machèèèè! C’aveva n’fagiolino rinsecchito ar pòsto dààà fàva!!!“. (-.-)’ Cito testualmente. Insomma. Alto contenuto culturale in conference-call udibile a un raggio di 1km. Sempre verificato. Anche più volte al giorno.
  3. Quando entri in metro ed hai: – una alla tua destra che mastica 8 big-bubbles a bocca aperta alitandoti a intermittenza nel naso; – uno alle tue spalle che continua a palparti il culo, manco dovesse stilare un report sulla densità elastica del tuo gluteo sinistro; – uno alla tua sinistra, evidentemente uscito da una cava di calce, si tiene ai pali trasversali con, e come te sbagli, il braccio destro, ben steso e proteso nella TUA direzione. Ma la gente, all’acqua e al sapone, gli dàn del Lei? Sempre verificato.

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