giovedì 16 luglio 2015

Egregio Signor Sindaco, sono un dipendente Atac...

Comincia così la lettera aperta di un dipendente Atac, macchinista della Roma-Lido al Sindaco, che racconta il suo disagio, i motivi della protesta e fa un quadro della situazione, vista dalla parte sua. La motivazione della lettera parte dai due videomessaggi della settimana scorsa dove Marino dice delle cose (sull'orario di lavoro, sulla revoca degli Accordi di Secondo Livello...) ed il macchinista risponde.



«Egregio Signor Sindaco, sono un dipendente Atac, lavoratore della Roma-Lido. Ho ascoltato con molta attenzione le parole del Suo ultimo videomessaggio. Mi ha fatto molto piacere sentirle dire, finalmente, che “la stragrande maggioranza dei dipendenti Atac sono persone perbene che vogliono lavorare” e sentire che la Roma-Lido è una priorità nelle intenzioni della sua Amministrazione. Non posso però fare a meno di chiedermi quali siano state le motivazioni che l’hanno spinta a rilasciare le dichiarazioni dei precedenti videomessaggi quando in un clima di giusta e comprensibile esasperazione, da parte dell’utenza, ha ritenuto di addossare la colpa di tutti i disservizi vissuti dal trasporto pubblico romano a comportamenti individuali dei macchinisti, fomentando così la comprensibile rabbia dei cittadini ed indirizzandola nei confronti di noi lavoratori. Gli stessi che oggi definisce persone perbene».
 
«Come primo cittadino avrebbe potuto e dovuto cercare di invitare la cittadinanza tutta alla calma e a manifestare civilmente la propria, e senz’altro giusta, indignazione piuttosto che accendere ulteriormente gli animi, prima di aver accertato le cause dei tanti disagi, individuando sin troppo facili capri espiatori. Mentre Lei registrava i Suoi videomessaggi diversi lavoratori, molto probabilmente parte di quella stragrande maggioranza di persone perbene sono rimasti vittima di aggressioni e sono finiti in ospedale. Per la stima che nutro nei suoi confronti voglio rimanere convinto della sua buona fede e voglio pensare che lei non sia stato messo a conoscenza di diversi aspetti dei mali della nostra Azienda».
 
«Forse non le è stato detto, oppure deve aver sottovalutato il fatto che i vertici aziendali hanno ritenuto di dare disdetta in tempi molto brevi degli accordi sindacali dal 1962 in poi. Accordi frutto di decenni di lotte dei lavoratori delle quali sono sicuro lei riconosca l’importanza. L’introduzione del badge è un aspetto assolutamente secondario, visto che al rispetto delle regole e dell’orario di lavoro già provvede l’attività del servizio ispettivo. L’invito ad un “abbraccio collettivo” forse andrebbe rivolto anche a quei vertici che hanno preferito il ricatto e la minaccia al confronto e ad una sana ed onesta contrattazione volta a migliorare davvero la situazione, rendendo possibile il salvataggio della nostra azienda. Dico nostra, signor Sindaco, perché come può ben immaginare nessuno più di noi lavoratori Atac ha interesse a salvare la baracca e così facendo difendere il nostro posto di lavoro in quest’epoca tanto difficile».
 
«Se permette vorrei spendere due parole sulla Roma-Lido, della quale anche lei ha voluto parlare. In primo luogo Le vorrei far notare che i dati che lei ha genericamente fornito, riguardo ai tempi di lavoro non corrispondono al vero. La dirigenza, nella quale lei ripone la sua fiducia, non può ignorare che nelle 37 ore di lavoro settimanale, il tempo macchina medio sulla Roma-Lido è di 4 ore e 13 minuti al giorno (non si tratta di un mio calcolo ma di dati contenuti in documenti ufficiali stranamente ignorati) per 271/272 giorni lavorativi nell’arco dell’anno – al netto dei giorni di riposo e delle ferie-. Il risultato, 1142/1147 ore di tempo macchina è molto molto lontano da quello che lei ha fornito alla cittadinanza “solo poco più di 700 ore l’anno”. La vorrei invitare in relazione a questo ad una profonda riflessione sulle capacità e/o sull’onestà intellettuale delle persone che l’hanno messa nelle condizioni di fare una pessima figura, facendola passare per disinformato sui fatti».
 
«Premesso questo, che mi sta enormemente a cuore precisare, le vorrei pubblicamente rivolgere una preghiera affinché si spenda per un sostanziale rinnovamento del parco materiali in dotazione alla nostra linea. Ad eccezione di 5 treni CAF, tutti gli altri, a nostra disposizione sono stati riciclati dopo l’uso sulle linee A e B della metropolitana, la loro vetustà e conseguente inaffidabilità è motivo di continui guasti che determinano quotidianamente la soppressione di diverse corse con grave pregiudizio alla regolarità del servizio offerto alla cittadinanza. Si continuano ad investire ingentissime risorse, i ben informati parlano di 20/25 milioni di euro, su progetti fallimentari come quello riguardante i treni MA200 anziché acquistare nuovi treni, con un impianto di climatizzazione per i passeggeri degno di questo nome. Forse nessuno l’ha informata che, senza tornare troppo indietro nel tempo, nel mese di maggio il servizio ha subito circa 320 soppressioni di corse e in giugno si sono superate le 350. Sempre colpa dei macchinisti? Credo sarebbe doveroso da parte sua chiedere conto a chi ha l’onore e l’onere di assumere le decisioni che contano in azienda di questo stillicidio del quale, probabilmente, i vertici aziendali si sono guardati bene dall’informarla. Molto più facile addossare tutte le responsabilità a chi ogni giorno lavora a contatto con i viaggiatori, stremati da tanto disservizio».
 
«In tutta sincerità Signor Sindaco, le voglio dire che purtroppo quello che le persone perbene di quest’Azienda più auspicavano non si è visto affatto; non c’è stata nessuna apprezzabile discontinuità con la gestione catastrofica degli anni precedenti. Non credo di doverle ricordare gli scandali come quello di “parentopoli” o dei biglietti falsi. Nonostante sia stata tante volte sbandierata non abbiamo assistito a nessuna sostanziale riduzione del personale adibito a mansioni amministrative -a fronte di carenze enormi nell’area del movimento- e siamo ancora in attesa di un taglio del numero dei dirigenti. Dal sito aziendale è possibile vedere che ce ne sono circa 60 ed hanno un costo che si aggira sugli 8 milioni di euro l’anno. Parlando di confronti con altre aziende di trasporto pare che a Milano ce ne siano la metà e non mi pare che la cosa abbia conseguenze devastanti.
 
Spero sinceramente che questa mia lettera instilli in lei un qualche dubbio riguardo a chi sono i veri responsabili dei disagi che romani, pendolari e turisti. Mi permetto di invitarla a maggior cautela nel rilasciare dichiarazioni come quelle dei suoi precedenti videomessaggi che, le assicuro, tanto hanno amareggiato quella STRAGRANDE MAGGIORANZA DI PERSONE PERBENE. Distinti saluti».

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