domenica 16 marzo 2014

Accade sul #RomaLido

Dentro al #RomaLido quando è pieno – Si viaggia come le bestie e da bestie ci si comporta, ognuno combatte per il suo centimetro quadrato di spazio e sfoga la sua rabbia su quelli che stanno in banchina, che a loro volta si incazzano con chi sta sul treno ed ambedue al massimo se la prendono con i macchinisti, mentre chi ci ha portato a questo se ne sta sulla sua autoblu ignorandoci, o al massimo prendendoci per il culo, mentre ci vede lottare come i capponi di Renzo (allego storia) 

 

 

La vicenda è nota: i due giovani promessi sposi per l'odioso interessamento di un signorotto di paese e per l'ignavia del povero don Abbondio vedono sconvolto il loro legittimo progetto di matrimonio. La scoperta di questo ingiusto complotto li raggiunge indifesi e li avvicina ancor di più alla madre di Lucia, Agnese, che, da buona popolana, pensa di poter risolvere la situazione consultando quella cima d'uomo che è il dottor Azzecca-garbugli (badate bene di non chiamarlo così!).

Renzo, da bravo giovine che la ferma e dolce decisione di Lucia ha distolto da propositi di vendetta, accetta di buon grado il suggerimento della futura suocera e riceve da lei i famosi quattro capponi perché non bisogna mai andare con le mani vuote da quei signori. Per consegnarglieli, Agnese riunì le loro otto gambe, come se facesse un mazzetto di fiori, le avvolse e le strinse con uno spago.

Con questo mazzetto di zampe di cappone sulla mano destra, tormentata anch'essa perché accompagna con i gesti il tumulto dei sentimenti del giovane, Renzo si avvia tra speranza e rabbia verso l'abitazione del dottor Azzecca-garbugli, naturalmente a piedi: Lascio pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe a capo all'in giù, nella mano di un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. (…) e dava loro di fiere scosse, e faceva sbalzare quelle teste spenzolate; le quali intanto s'ingegnavano a beccarsi l'una con l'altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura.

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