martedì 1 ottobre 2013

#RassegnatiStampa sulla Macrostruttra #Atac

Nuovo bordello #Atac - Dunque l'unica cosa sicura è che la Macrostruttura ha scontentato tutti: Esponenti del PDL ce l'hanno col sindaco e vogliono parlare col Governo (peccato, trovano chiuso) - quelli del PD strappano le tessere di partito che credo servano come i badge aziendali all'Atac, SEL non vuole privatizzare, gli autisti pensano che la nuova dirigenza sia formata da cialtroni, per cui o si migliora perchè scontentando tutti vuol dire che si va della direzione giusta, oppure si entrerà in modalità mai na gioia illimitatamente...




TreninoReport

Dunque l'unica cosa sicura è che questa nuova Macrostruttura è temporanea, come tutti noi su questa terra, e, sopratutto, ha scontentato tutti, per cui è possibile che sia temporaneamente valida.

Nell'ordine: Gli esponenti del PDL (o Forza Italia, come preferite) urlano il loro dissenso, come già riportato nel post di ieri, e vogliono parlare subito con i ministri competenti di quello che sta accadendo, peccato troveranno chiuso, vista la crisi di governo di queste ore, con dimissioni di massa... 

Mentre gli esponenti del PD paiono incazzati poichè non hanno ottenuto la loro quota di dirigenti nei posti chiave, infatti come prova di forza 200 dipendenti Atac iscritti al PD hanno restituito la tessera, e anche qui ci sarebbe da riflettere sia sul fatto che dipendenti si incazzino col partito politico per fatti aziendali e sopratutto lo facciano per difendere i dirigenti.

Allora contro chi cazzo stanno scioperando proprio in questi momenti? No, sono io un povero ingenuo, scusate, che la giuria non tenga conto delle frasi appena dette.

Esponenti di SEL avvertono che se questa macrostruttura è l'inizio di un processo di privatizzazione, dovranno fare i conti con loro...

Poi chi manca... ah autisti e macchinisti sono disgustati dalla scarsa competenza del nuovo vertice, che invece viene presentato come "tecnico" e non "politico".

In pratica tutti sono incazzati e solo il Tempo, che è noto essere un gran bastardo, sopratutto se stai ad aspettare un treno che non arriva mai, potrà dirci chi avrà avuto ragione...

RASSEGNATI STAMPA


Rivoluzione Atac, dal vangelo secondo Ignazio Marino. Via il direttore generale Antonio Cassano e spazio a Pietro Spirito nuovo “direttore centrale operazioni”. Al suo fianco, ad avviare il processo di alleggerimento della società dalla “nuvola” di dirigenti e impiegati, dal primo ottobre arriva Giuseppe De Paoli, direttamente da Alitalia e senza alcun concorso.

Ecco la nuova macrostruttura di Atac, già anticipata da Affaritaliani la scorsa
settimana e ufficializzata venerdì 27 settembre. Nero su bianco c'è scritto chi saranno i protagonisti e i responsabili di ciò che accadrà in via Prenestina nei prossimi anni. E se nell'azienda più politicizzata della città, in duecento restituiscono la tessera del Pd per protestare contro la mancata “colonizzazione di sinistra”, il nuovo Ad Danilo Broggi sembra aver avviato un processo di de-politicizzazione della società. Via gli “alemanniani” (quasi tutti) e spazio ad un ritorno del gruppo di ferrovieri voluto da Maurizio Basile, non a caso cacciato via dall'ex sindaco. Ciò che emerge con grande chiarezza è che il nuovo management prende le distanze dalla politica, in particolare dal gruppo del Pd che aveva protestato a gran voce contro la promozione di Pietro Spirito e la nuova assunzione.

Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, il via libera alla nuova riorganizzazione sarebbe arrivato direttamente dall'assessore Improta che avrebbe avuto il via libera del sindaco per affermare la linea esclusivamente manageriale. E così sarebbe nata la nuova “macro” ma con l'obiettivo chiaro di essere provvisoria e di transizione, verso un nuovo modello di azienda. Nel progetto complessivo c'è un'Atac con stipendi più leggeri e meno dirigenti e amministrativi. Per la cura il piano prevede due anni. La nuova macro è il primo atto.



Ferri corti fra Atac e il sindaco di Roma. Circa 200 dipendenti iscritti al Pd questa mattina, rappresentati dal coordinatore Pd dell’atac Ruggero Piccolo, hanno consegnato in Campidoglio la loro tessera di partito a Ignazio Marino e al capogruppo del Pd in Campidoglio Francesco D’Ausilio.

Il gesto risponde alla polemica contro la riorganizzazione della macrostruttura dell’azienda del Trasporto pubblico locale.

“Questa storia della macrostruttura – ha detto Piccolo al termine dell’incontro in Campidoglio – altro non è che il preludio al processo di acquisizione dell’Atac da parte di un’altra azienda: un’ipotesi che non possiamo accettare”. Piccolo ha anche fatto sapere che, “il sindaco ci ha rassicurati che l’Atac resterà pubblica”.

Nonostante ciò, il gruppo di “dissidenti” è pronto a “riprendere la tessera di partito solo una volta che questa storia sarà finita”, cioè quando realmente scomparirà ogni ipotesi di privatizzazione dell’Atac. Nel merito della privatizzazione delle aziende del Trasporto pubblico locale in Europa, Piccolo sottolinea come “a Londra, Capitale che ha già privatizzato l’azienda del Trasporto pubblico locale, il sindaco vuole fare causa al Governo perchè l’operazione ha comportato solo enormi costi e un peggioramento del servizio metropolitano.


Temono privatizzazione Atac: 200 dipendenti riconsegnano tessera Pd Protesta di un gruppo di dissidenti su un totale di 680 iscritti. Si dichiarano pronti a sciogliere il circolo Pd aziendale

Circa 200 dipendenti dell'Atac iscritti al Pd questa mattina, rappresentati dal coordinatore Pd dell'atac Ruggero Piccolo, hanno consegnato questa mattina in campidoglio la loro tessera di partito al sindaco Ignazio Marino e al capogruppo del Pd in Campidoglio Francesco D'Ausilio, in polemica contro la riorganizzazione della macrostruttura dell'azienda capitolina del Trasporto pubblico locale. «Questa storia della macrostruttura - ha detto Piccolo al termine dell'incontro in Campidoglio - altro non è che il preludio al processo di acquisizione dell'Atac da parte di un'altra azienda: un'ipotesi che non possiamo accettare». Piccolo ha anche fatto sapere che, «il sindaco ci ha rassicurati che l'Atac resterà pubblica». Nonostante ciò, il gruppo di «dissidenti» è pronto a «riprendere la tessera di partito solo una volta che questa storia sarà finita», cioè quando realmente scomparirà ogni ipotesi di privatizzazione dell'Atac. Nel merito della privatizzazione delle aziende del Trasporto pubblico locale in Europa, Piccolo sottolinea come «a Londra, Capitale che ha già privatizzato l'azienda del Trasporto pubblico locale, il sindaco vuole fare causa al Governo perchè l'operazione ha comportato solo enormi costi e un peggioramento del servizio metropolitano».

La protesta del gruppo dei «dissidenti» Pd dell'Atac (200 su un totale di circa 680 iscritti al Pd tra i dipendenti dell'azienda capitolina del Trasporto pubblico locale) non si fermerà alla riconsegna delle tessere del partito. «Siamo pronti a sciogliere il circolo Pd dell'Atac, se non riceveremo rassicurazioni convincenti contro la privatizzazione dell'azienda», minaccia Piccolo. Tra le altre azioni, il gruppo scriverà «una lettera al segretario del Pd Guglielmo Epifani - aggiunge Piccolo - per capire qual è la posizione del partito sulla vicenda Atac, dal momento che il destino di questa azienda ha una rilevanza nazionale non solo locale». Piccolo ha comunque tenuto a ribadire la sua «fiducia al sindaco Ignazio Marino, un sindaco in cui crediamo. Siamo fiduciosi - conclude - che voglia confermare la linea contro la privatizzazione dell'Atac che era stata alla base della campagna elettorale e che abbiamo sostenuto con forza». Il timore di una privatizzazione dell'Atac si sta facendo strada in un parte consistente del sindacato e del Pd. Il consigliere comunale Pierpaolo Pedetti ha chiesto che l'assemblea capitolina si esprima con un voto contro l'ipotesi di privatizzazione dell'azienda di trasporti. E tra i nomi più ricorrenti per rilevare Atac, come confermano ambienti del sindacato e alcuni parlamentari Pd, ci sarebbe Busitalia, l'azienda del Gruppo FS Italiane, già capofila dell'Ati che ha rilevato una parte consistente dell'azienda di trasporti a Firenze con il sindaco Matteo Renzi.


ATAC: CESARETTI-PECIOLA (SEL), NESSUNO PENSI DI FAVORIRE OSCURE OPERAZIONI DI PRIVATIZZAZIONE

Roma, 30 set - “L’attuale macrostruttura di Atac è distante anni luce da quanto condiviso all’interno della maggioranza capitolina. Sono state confermate ai vertici dell’azienda di trasporto pubblico figure che rappresentano il volto dell’amministrazione Alemanno e che hanno contribuito a peggiorare le condizioni economiche e finanziarie di Atac. Nessuno pensi di favorire oscure operazioni di privatizzazione, come è avvenuto a Firenze e come sta facendo la Regione Umbria. L’obiettivo dell’amministrazione del centrosinistra deve essere quello di rilanciare un’azienda strategica per Roma Capitale e garantire la gestione pubblica del trasporto locale. Siamo convinti che l’assessore Improta vorrà operare in linea con la maggioranza che sostiene il Sindaco Marino per il rilancio di Atac come azienda pubblica”. Lo dichiarano in una nota congiunta Anna Maria Cesaretti e Gianluca Peciola, consiglieri comunali di Sel


“Non vorremmo che il mandato a tempo dell’assessore Improta, paventato oggi da uno noto quotidiano romano, si riferisca ad operazioni di difficile condivisione da parte della maggioranza e dell’Assemblea Capitolina. In questi giorni, infatti, si fanno sempre più insistenti voci circa ipotesi di privatizzazione di Atac. Interventi questi che hanno preoccupanti tratti di somiglianza e continuità con quelli proposti dalla passata gestione, targati
Alemanno-Basile, e bloccatidal Partito democratico e dal centrosinistra con dure battaglie d’aula. Su questo ritengo che l’assessore Improta debba pronunciare parole chiare. Il trasporto pubblico rappresenta, infatti, un servizio strategico per la città, e l’obiettivo dell’amministrazione di centrosinistra deve essere rilanciarlo, tagliando gli sprechi, a partire da alcuni eccessivi stipendi dei dirigenti, e potenziarlo evitando così il fallimento. È necessario inoltre tutelare il patrimonio dell’azienda, attraverso il mantementimento del controllo e la gestione da parte di Atac Patrimonio e valutando nelle sedi competenti, la commissione consiliare e l’Assemblea Capitolina, ipotesi di valorizzazione”. Così in una nota Pierpaolo Pedetti, consigliere Pd di Roma Capitale.


Il nuovo organigramma non piace a sindacati, dipendenti ma sprattutto a diversi esponenti della maggioranza capitolina. Peciola e Cesaretti (Sel) e Pedetti (Pd) denunciano troppa continuità

Redazione · 30 settembre 2013Tweet Ancora polemiche sulla nuova macrostruttura di Atac. Il giro di vite ai vertici dell'azienda capitolina, partito con l'intento di voltare pagina, scatena le polemiche di quanti ci vedono un ritorno al passato. Da un lato le nomine di molti ex manager legati all'ex amministratore delegato Maurizio Basile, ex ad dell'azienda con Alemanno. Dall'altro il rischio che si vada in contro a una privatizzazione. La decisione di tornare a personalità che hanno lavorato nella municipalizzata con il centrodestra non è piaciuta per niente a sindacati e dipendenti, ma nemmeno ad alcuni esponenti della maggioranza in Campidoglio.

Oltre alle polemiche della Filt Cgil che, contestando la mancanza di risposte alla drammatica situazione del Tpl romano, ha tuonato “si assiste alla quasi totale riconferma di quel gruppo dirigente che si è reso protagonista (negativamente) nella precedente amministrazione”, tornano ad esprimere il proprio dissenso anche i consiglieri di Sel Gianluca Peciola e Anna Maria Cesaretti e il democratico Pierpaolo Pedetti.

Al centro delle preoccupazioni il ritorno di molti 'basiliani'. La nomina più osteggiata anche dallo stesso Pd e dai sindacati, è quella di Pietro Spirito, nominato direttore centrale delle operazioni. Seguono Giuseppe Alfonso Cassino alla Divisione superficie, Antonio Abbate agli Affari Legali, Vincenzo Saccà alle Relazioni Istituzionali, Vincenzo Pesce ad Amministrazione e Finanza, Roberto Cinquegrani al Marketing. Fa discutere anche l'assunzione, senza concorso pubblico, dell'ex Alitalia Giuseppe Depaoli. Insomma, la linea Broggi non piace. E la paura è quella che si aprano le porte alla privatizzazione.

“L’attuale macrostruttura di Atac è distante anni luce da quanto condiviso all’interno della maggioranza capitolina” commentano Peciola e Cesaretti. “Sono state confermate ai vertici dell’azienda di trasporto pubblico figure che rappresentano il volto dell’amministrazione Alemanno e che hanno contribuito a peggiorare le condizioni economiche e finanziarie di Atac”. Poi il monito contro la privatizzazone: “L’obiettivo dell’amministrazione del centrosinistra deve essere quello di rilanciare un’azienda strategica per Roma Capitale e garantire la gestione pubblica del trasporto locale. Siamo convinti che l’assessore Improta vorrà operare in linea con la maggioranza che sostiene il Sindaco Marino”.

Della stessa linea d'onda anche il consigliere democratico Pedetti: "Non vorremmo che il mandato a tempo dell''assessore Improta, paventato oggi da uno noto quotidiano romano, si riferisca ad operazioni di difficile condivisione da parte della maggioranza e dell''Assemblea Capitolina” afferma. “In questi giorni, infatti, si fanno sempre più insistenti voci circa ipotesi di privatizzazione di Atac. Interventi questi che hanno preoccupanti tratti di somiglianza e continuità con quelli proposti dalla passata gestione, targati Alemanno-Basile, e bloccati dal Partito Democratico e dal centrosinistra con dure battaglie d''aula” afferma chiedendo chiarezza all'assessore Improta. “E' necessario inoltre tutelare il patrimonio dell'azienda, attraverso il mantementimento del controllo e la gestione da parte di Atac Patrimonio e valutando nelle sedi competenti, la commissione consiliare e l'Assemblea Capitolina, ipotesi di valorizzazione".

La posizione di Pedetti rispecchia anche il sentimento di molti lavoratori di Atac iscritti al Pd. In circa 200 e rappresentati dal coordinatore Ruggero Piccolo sabato mattina hanno riconsegnato al sindaco Marino e al capogruppo Pd in Campidoglio Francesco D'Ausilio le proprie tessere di partito. “Questa storia della macrostruttura altro non è che il preludio al processo di acquisizione dell’Atac da parte di un’altra azienda: un’ipotesi che non possiamo accettare” dichiara Piccolo aggiungendo che il gruppo di dissidenti è pronto a “riprendere la tessera di partito solo una volta che questa storia sarà finita”.

La questione è stata commentata anche dall'ex assessore alla Mobilità dell'amministrazione Alemanno, Antonello Aurigemma, oggi consigliere Pdl alla regione Lazio: “Su quanto sta avvenendo in questi giorni in Atac abbiamo preso atto dei comunicati di contrarietà, sia di centrodestra che di centrosinistra, delle sigle sindacali e addirittura dei militanti del Pd” scrive in una nota. “Non possiamo far prevalere interessi di parte o strumentalizzazioni politiche per interessi di bottega, che spesso sono anche trasversali, a danno del bene comune della città e dei cittadini di Roma. Per questo motivo mi farò promotore di un incontro con le forze sane della città, ossia lavoratori, sindacati, ed esponenti di tutti gli schieramenti politici”.



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